Venerdì 15 presso la libreria Laterza di Bari, alle 18,00, doppio appuntamento con gli autori di "Nichel", la collana di narrativa italiana di Minimum Fax che compie quest'anno 10 anni. Ernesto Aloia e Gianluigi Ricuperati parleranno dei loro ultimi libri insieme a Christian Raimo.
venerdì 1 aprile 2011
Appuntamento con gli autori di "Nichel", collana di Minimum Fax
venerdì 18 marzo 2011
Giorgio vasta presenta "Il tempo materiale" alla libreria "Le Grain des mots" di Montpellier
Il tempo materiale è un romanzo crudele e commovente, che fotografa il nostro paese nell'attimo in cui perse definitivamente l’innocenza; il racconto di una generazione che, nell'incessante rielaborare la propria esperienza, ha sempre rinviato il momento del dolore. Perché il tempo materiale è anche il tempo mancante, quello in cui si sarebbe dovuto amare, e non lo si è fatto.
martedì 8 marzo 2011
Presentazione del libro di Luisa Pulcher, "Il tempo è un albero che cresce" (Instar Libri)
Minimum Fax e Comieco per il concorso letterario "Riciclare? Un Classico!"
sabato 5 marzo 2011
"Volta la Carta": mostra mercato dell'editoria indipendente a L'Aquila
Si svolgerà a L'Aquila dal 25 al 29 maggio "Volta la Carta", una mostra mercato dell'editoria indipendente. Un'area di 300 mq situata all'interno della Cartiera del Vetoio, risalente al XV secolo, ospiterà stand di case editrici indipendenti e farà da suggestiva location per tutta una serie di iniziative.
L'evento nasce da un'idea della casa editrice Arkhé dell'Aquila ed è stato promosso e organizzato in collaborazione con il "Salone del libro" di Torino e la Scuola "Holden" di Alessandro Baricco. Fondamentale, poi, l'appoggio dell'Associazione culturale "Librialsole" di Pontedera (PI) e della Fondazione "Fabrizio De André", che ha concesso l'uso del titolo della canzone pubblicata dal cantautore genovese nel '78.
Ciascuna giornata della manifestazione sarà dedicata ad un tema specifico (legalità, ambiente, il libro antico, le migrazioni dei popoli, il connubio tra donne e letteratura). Numerose le adesioni dal mondo della letteratura: Andrea Camilleri, Dacia Maraini, Paola Calvetti, Maurizio Maggiani, Mauro Corona e il vincitore del Premio "Bancarella 2009" Donato Carrisi; a questi si aggiungono giornalisti di indubbio prestigio quali Piero Dorfles, Gaetano Savatteri, Daniele Biacchessi, Daria Bignardi e John Hooper. Prevista anche la presenza di docenti universitari, chiamati ad approfondire i singoli temi. Il tutto sarà corredato dalla musica di artisti come le pianiste Silvia Manco e Luisa Prayer e la Corale Gran Sasso.
La casa editrice Arkhé ha deciso, inoltre, di collegare la mostra mercato ad un riconoscimento, il Premio letterario "Volta la Carta", riservato a scritti inediti attinenti a tematiche legate alla parola "carta": il vincitore sarà proclamato durante la giornata conclusiva della manifestazione.
Per maggiori informazioni e per il programma, collegatevi al sito www.laquilavoltalacarta.it.
Una riflessione di Guido Rossi sull'importanza della piccola editoria nella salvaguardia della democrazia
«Le cronache quotidiane in tutti i paesi paiono dare ragione ai rilievi e alle descrizioni negative sul destino culturale dell' uomo democratico contemporaneo, così come contenute nel libro di Schiffrin. Per la sua straordinaria e unica esperienza nel settore l' attenzione maggiore è riservata alla stampa, soprattutto ai libri, all' editoria, ma anche ai giornali, alle librerie, al cinema e al fenomeno più recente che abbraccia la quasi totalità delle manifestazioni culturali: la rete con le sue varie applicazioni. La necessità di manifestazioni culturali indipendenti e affidabili costituisce il presupposto del saggio. Ma questo presupposto è ormai tradito dalla ricerca spasmodica del profitto che chiude nel capitalismo finanziario ogni alternativa alla sopravvivenza di attività nelle quali il denaro non sia lo scopo principale. È così che le nuove conglomerate editoriali, invece di pubblicare, preferiscono acquistare e vendere non libri ma case editrici, lucrando sullo scambio azionario. Il calo impressionante delle librerie - che non siano anonimi supermercati, dove non è il libro di qualità ma il best seller, cioè quello commercialmente più di successo, a riempire gli scaffali insieme a una serie di altri aggeggi - è l' indice di un sostanziale cambiamento dei prodotti culturali e di coloro che su tale mercato operano, per i quali il sostantivo (prodotto) vale ben più dell' oggetto (culturale). Identica sorte hanno subìto i cinematografi multisala, dove solo i film commerciali resistono, mentre quelli "impegnati" vengono immediatamente ritirati. Insomma, nel nuovo capitalismo finanziario la cultura, così come d' altra parte la quasi totalità dei valori delle diverse civiltà, è stata postergata al denaro, che condiziona ogni scelta. È qui che Schiffrin propone la ripresa di quei valori attraverso gli aiuti pubblici, nazionali, regionali e comunali, come la Francia insegna, o le organizzazioni non profit che aiutanoi piccoli editori e le piccole librerie indipendenti distrutte dagli sconti selvaggi delle grandi catene. Solo l' intervento pubblico può impedire la deriva che il mito privatissimo del profitto ha procurato ai processi culturali. (...) Né la rete, gli ebook, Google - che pur sempre obbediscono, nella loro totalizzante anarchia quantitativa, solo a logiche commerciali di profitto - possono costituire, come le controversie in atto soprattutto negli USA stanno provando, una qualche alternativa alla conquista del capitalismo finanziario su uno dei gangli essenziali della civiltà. Il saggio di Schiffrin conclude, nonostante tutto, con una dichiarazione di speranza. Il cambiamento provocato dalla rivoluzione finanziaria e dalla tecnologia può non essere definitivo. Altre strade sono possibili e tocca a noi sceglierle e seguirle. Mi sia lecito ora aggiungere una personale riflessione finale. Se persino l' arte contemporanea è stata subordinata al denaro, tanto che lo slogan preferito dai suoi più accreditati rappresentanti, da Andy Wahrol a Damien Hirst, è "l' arte è denaro", il pericolo è ancora più grave forse di quello paventato da André Schiffrin. La postergazione al denaro di tutte le manifestazioni e le opere culturali indipendenti mette a vero rischio l' uomo democratico moderno, il quale ha spontaneamente ridotto la sua considerazione nell' autorità delle istituzioni, che hanno via via perso legittimazione di fronte al progresso tecnologico e scientifico, dove il sapere e la conoscenza sono sempre più specializzati. È inevitabile di conseguenza che l' uomo democratico debba rimettersi in moltissimi campi alla competenza di altri, quella competenza che era tradizionalmente organizzata nei canali della cultura. Le nostre opinioni e la nostra autonomia culturale debbono sempre più dipendere dalla fiducia che accordiamo ad altri, a esperti indipendenti che abbiano la possibilità di trasmettere le loro conoscenze per aiutare la formazione di opinioni critiche e non imposte all' uomo democratico moderno. Già Alexis de Tocqueville aveva chiaramente indicato nella formazione di una "opinione critica" del cittadino l' essenza della democrazia. Per quel che riguarda le istituzioni non corre dubbio che la democrazia esige sempre più trasparenza da parte di chi ci governa, sicché il potere ha perso quel carattere di sacralità che distingueva il monarca, che poteva quindi comandare in un' indiscussa aura di opacità. La trasparenza nei comportamenti di chi detiene il potere in democrazia - e che deve essere pertanto controllato e giudicato dai cittadini - porta, meglio lo si conosce, alla sfiducia piuttosto che alla fiducia. È così che, in mancanza poi di riferimenti culturali non dettati dalla rincorsa al denaro e dai suoi strumenti di propagazione dell' informazione, l' opinione del cittadino, che è poi la vera garanzia del vivere democratico, è facilmente manipolata e distorta. La sparizione delle piccole case editrici indipendenti, con la loro difficoltà nella distribuzione, piuttosto che delle piccole librerie, come sta avvenendo quasi ovunque, con qualche rara eccezione sottolineata da Schiffrin, nonché la mancata indipendenza di tutti i mezzi di trasmissione delle informazioni e delle conoscenze, fanno crollare i pilastri sui quali si basava la fiducia culturale, non omologata solo alla logica mercantile del capitalismo finanziario. La formazione di un' opinione del cittadino senza quei pilastri di riferimento viene facilmente condizionata e degradata. La mia triste conclusione è allora che, senza che ci sia una sufficiente coscienza al riguardo, la sparizione delle piccole case editrici e delle piccole librerie culturalmente impegnate, della stampa e dei mass media indipendenti, costituisce una vera rinuncia alla democrazia basata sull' opinione critica del cittadino, svincolato dall' ideologia del dio denaro, che è la più sottile e bugiarda fra quelle politiche, pronte a nascondersi dietro falsi riferimenti di libertàe idonee a rivendicare la fine delle ideologie»